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Prodotti tipici abruzzesi
I prodotti tipici abruzzesi non sono esclusivamente legati alla pastorizia come si potrebbe pensare dalla ricca storia dell'attività armentizia in Abruzzo. Scoprirete in questa pagina la ricchezza e la varietà dei sapori d'Abruzzo. |

L’Aglio Rosso di Sulmona, coltivato esclusivamente nella Valle Peligna è una delle più apprezzate varietà di aglio, per la ricchezza degli olii essenziali. Con lo scapo floreare vengono realizzate gustose conserve. L’ esterno è bianco ma l’interno è di un rosso vinoso |
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Si produce farro in molte zone d’Abruzzo, pedemontane e montane. Ha un bassissimo apporto energetico e si presta alle coltivazioni biologiche per lo scarso numero di interventi che richiede. Però non ha una grandissima resa, ragione che ha fatto sì che molti abbandonassero la produzione per coltivazioni più convenienti. Consigliamo il farro di Torano e quello di Montereale |
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Il paese della liquirizia è Atri. La liquirizia cresce anche sui calanchi e si produce in questa zona fin dall’epoca romana. Ancora oggi la lavorazione avviene nello stabilimento ricavato dal convento dei domenicani che l’hanno prodotta fino al 1809 e segue il processo tradizionale. L’estrazione del succo avviene tramite l’infusione delle radici in acqua calda. |
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Piccole e tenerissime sono famose in tutto il mondo per il loro sapore delicato. Di colore più scuro rispetto alle altre varietà, ricche di ferro e resistenti alla cottura, sono coltivate tra i 1150 e i 1600 metri s.l.m, senza nessun tipo di intervento chimico. Sono presidio Slow Flood Queste gustose lenticchie, particolarmente adatte per le zuppe, venivano coltivate già dal medioevo. Non necessitano di ammollo ma solo di una buona lavata. La prima domenica di settembre di ogni anno viene organizzata a Santo Stefano di Sessanio una sagra per preservarne e raccontarne la tradizione.
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Fatta con carne di suino allevato sui Monti della Laga, ha una forma ovoidale , una grana fine e, all'interno, una barretta di lardo. Il maiale viene allevato con alimenti naturali a 1400 m di altezza, sulle sponde del lago, e viene macellato in età più matura rispetto a quanto accade in altre parti d’Italia, per assicurarne la consistenza delle carni. Il microclima di Campotosto, con la tramontana che proviene dal Gran Sasso, assicura la corretta stagionatura e la riuscita della mortadellina. Non vengono impiegati conservanti e la maturazione avviene in modo naturale. La mortadella di Campotosto era un salume tipicamente pasquale, si preparava nel periodo freddo, tra novembre e dicembre ed era pronto a marzo-aprile. Oggi, la produzione artigianale viene anticipata ed è pronta già a gennaio ma sono rimasti pochissimi produttori. Presidio Slow Food.
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La culla della pasta secca è Fara San Martino, ai piedi della Majella, dove la ricchezza di acque pure ha consentito l’insediamento di un’industria che oggi esporta i suoi prodotti in tutto il mondo. In tutta la Regione troverete pastifici e forni con ottime produzioni artigianali perché il segreto, oltre che nell’acqua e nella qualità del grano, si nasconde nell’esperienza tramandata di famiglia in famiglia
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Il pecorino è uno dei prodotti tipici d’Abruzzo, prodotto base dell’alimentazione dei pastori che si spostavano tra la Puglia e l’Abruzzo lungo i tratturi, seguendo le stagioni, alla ricerca dei pascoli migliori. I profumi sono quelli dei pascoli e delle erbe caratteristici delle zone attraversate. Sono molte le aree in cui si produce ad ottimi livelli. Tra tutti i più conosciuti il Pecorino di Farindola e il Canestrato di Castel del Monte. Il primo viene prodotto con latte di pecore allevate nel versante orientale del Gran Sasso. Il latte viene fatto cagliare con un estratto naturale di stomaco di suino allevato tradizionalmente ed è questo a determinare l’odore e il sapore del formaggio. Il gusto è forte ma non urta il palato, con un aroma deciso e persistente. E’ presidio Slow Food. Il Canestrato di Castel del Monte è un formaggio a pasta dura ottenuto da latte intero crudo di pecora, con aggiunta di caglio e sale. Ha un aroma intenso con profumi legati alle erbe di pascolo e ai foraggi utilizzati per l’alimentazione delle pecore, e talvolta ha sapore lievemente piccante. Prende il nome dai “canestri” usati per la messa in forma che lasciano le tipiche tracce che caratterizzano la crosta. La stagionatura dura dai due mesi ad un anno, periodo durante il quale le forme sono regolarmente unte con olio di oliva per evitarne l’eccessivo disseccamento. C’è un Consorzio tra produttori, concentrati nel versante meridionale del Gran Sasso, per la tutela e la valorizzazione del territorio e dei prodotti
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Sono 28 le varietà di tartufo abruzzese, soprattutto di nero pregiato ma anche di bianchetto. Un’ indagine dell’Agenzia Regionale di Sviluppo Agricolo ha censito 219 tartufaie naturali sul territorio. La produzione è ottima ma il marchio Abruzzo in questo caso è ancora poco conosciuto e il tartufo viene commercializzato spesso in altre regioni
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Lo “Zafferano dell’Aquila” si ottiene dalla raccolta e dall’essiccazione degli stimmi (o pistilli) del fiore del “Crocus Sativus” nella piana di Navelli. La raccolta e la lavorazione vengono effettuati a mano. Per ottenere un kg di zafferano occorrono almeno 200.000 fiori. In cucina i preziosi fili di zafferano vanno fatti rinvenire in acqua tiepida o brodo prima del loro utilizzo nei piatti principali
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