Loreto Aprutino

L’origine del borgo di Loreto Aprutino è medioevale. Arroccato su una collina a metà strada tra montagna e mare, deve il suo nome alla presenza di una sontuosa vegetazione di lauri. Fu distrutto dalle milizie romane e passò di signoria in signoria per tutto il feudalesimo: dai D'Aquino ai D'Avalos, dai D'Afflitto ai Caracciolo. Combatté i francesi e fu un centro importante per la carboneria.
Leggenda vuole che si sia fermata da queste parti la famiglia di San Tommaso D’Aquino di ritorno dalle crociate e che il piccolo Tommaso qui abbia compiuto il miracolo delle rose. Oggi è il santo protettore del paese insieme a San Michele arcangelo e San Pietro.


Sicuramente sono da visitare lo splendido castello Chiola e il palazzo dei baroni Casamarte di Campotino, la Galleria delle Arti Ceramiche abruzzesi nel palazzo Acerbo, le Chiese di San Pietro Apostolo e di San Francesco. La ricchezza di tutto il centro storico è legata da sempre alla generosità degli uliveti tanto che già nell’ottocento il Re di Napoli chiamava i ricchi lauretani che aspiravano a una qualche forma di nobiltà “culi unti”. Proprio le ricche famiglie borghesi diedero l’impulso ad una vivace stagione culturale, in cui nella cittadina si pubblicavano 12 periodici con le più prestigiose firme di fine secolo (Serao, Pirandello, Gozzano, Deledda).


Loreto è famosa per essere il centro del Triangolo d’oro della produzione di olio extravergine d’oliva. Ospita dal 2005 anche un interessante Museo dell’Olio in un frantoio del 1880, progettato da Francesco Paolo Michetti su richiesta dell’amico Raffaele Palladini, e un’oleoteca comunale, in cui è possibile osservare gli antichi macchinari e degustare le produzioni locali.

 

Tradizioni
Il Bue e San Zopito
Ogni anno si svolge il rito della genuflessione del bue, associato alla festa del Santo Patrono, San Zopito. Secondo la leggenda, al passaggio delle reliquie del santo un bue smise di tirare l’aratro e si inchinò. Da allora un bue bianco e parato a festa, montato da un bambino vestito da angelo, viene portato il lunedì dopo la Pentecoste sul sagrato della chiesa per genuflettersi e poi in processione per tutto il paese. Dalle eiezioni lasciate lungo il percorso un tempo si traevano i pronostici per il raccolto. San Zopito in realtà non esiste e la festa del bue (per trarre auspici sul raccolto) si tiene da molto prima che arrivassero in paese delle reliquie sacre. Già perché in realtà nel settecento Loreto era uno dei pochi paesi a non custodire resti santi fino a quando per intercessione del vescovo Gaspare di Carpineto papa Clemente XI non consentì l’inumazione dalle catacombe di San Callisto di un anonimo martire cristiano. Il canonico che procedette all’inumazione lesse sulla lapide Zopitus in luogo di sopitus in Domino (addormentato nel Signore) da cui il nome di san Zopito per i resti anonimi trasferiti a Loreto il lunedì dopo Pentecoste del 1711. Dall’anno successivo il santo entrò nella processione del Bue.


 


 

 

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