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Visitare Il Parco Sirente Velino
I nostri consigli sulle cose da non perdere se si desidera visitare il Parco Regionale del Sirente Velino.
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Cose da fare |
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Dislivello complessivo: 572 m.
Tempo complessivo di percorrenza: 3-3.30 ore
Difficoltà: media
Segnaletica: giallo – rossa (sentiero CAI n12)
Le Gole di Celano sono il canyon più frequentato dell’Appennino centrale. Lunghe 5 km hanno pareti verticali alte anche più di 100 metri. Note localmente come La Foce, per il torrente che le scava, sono da percorrere nella stagione secca, da giugno a ottobre inoltrato, quando il torrente non pone problemi. Una coppia di aquile nidifica nella zona più impervia e regala emozioni ineguagliabili agli escursionisti.
Il percorso può partire da Ovindoli e raggiungere Celano o limitarsi alla zona più spettacolare di Celano. Noi consigliamo l’intero itinerario che segue la via scavata dal torrente verso il Fucino.
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La corte signorile del Quattrocento
Posto a dominio della valle del Fucino, il castello di Celano è uno dei più importanti esempi in Italia di dimora signorile rinascimentale nata da una fortificazione medievale.
Le origini del castello risalgono a quando Federico II di Svevia in lotta con il conte di Celano e Molise, nel 1223, diede ordine alle sue truppe di rafforzare le fortificazioni sul Colle San Flaviano, ma la costruzione vera e propria risale al 1392 ad opera del conte Pietro Berardi che proseguì la prima opera di realizzazione della torre e delle mura avviata dal padre e dal nonno e costruì il primo piano con le torri agli angoli e il cortile interno. L’opera fu continuata da Lionello Acclozamora che nel 1451 diede vita al piano nobile con il cammino di ronda e portò le 4 torri fino all’altezza che hanno ancora oggi
Antonio Piccolomini ricevette il feudo da Ferdinando D'Aragona nel 1463 e completò la trasformazione del castello da costruzione militare a dimora signorile, con l’aggiunta di particolari architettonici rinascimentali, sotto l’influenza dell'ambiente artistico nazionale.
Dal 1591 il feudo passò ai Peretti, ai Savelli, agli Sforza Cesarini e agli Sforza Cabrera Bodavilla e dopo l'abolizione dei feudi, avvenuta nel 1806, a diverse famiglie nobiliari fra le quali i marchesi Dragonetti di L'Aquila, senza innovazioni sostanziali. Al piano terra alcuni ambienti vennero utilizzati per creare una prigione.
L'Ottocento fu il secolo delle grandi trasformazioni sociali con la caduta del feudalesimo e la nascita della borghesia e della Carboneria. A Celano operarono ben due «vendite» carbonare, ciascuna composta da 250 iscritti. Nel 1893 diviene il castello divenne monumento sottoposto alla tutela delle Belle Arti del Regno d’Italia.
Il devastante terremoto che colpì la Marsica nel 1915 danneggiò gravemente anche il castello che fu abbandonato fino al 1940. I lavori furono poi interrotti dalla seconda guerra mondiale e dalle vicende drammatiche che ne seguirono. Il 30 aprile del 1950 Celano fu teatro di un violento scontro fra braccianti e forze di polizia, passato alla storia con il nome di «eccidio di Celano», uno dei momenti più significativi della lunga lotta dei braccianti per la cacciata dei Torlonia dal Fucino e per l'attuazione della riforma agraria.
I lavori vengono ripresi nel 1955 e ultimati nel 1960.
A pianta regolare e rettangolare, il castello si sviluppa su tre piani, con le torri d’un piano più alte rispetto al piano nobile, attorno al cortile con portico ad arcate sui due piani e con pozzo nel mezzo. Due sono gli ingressi, di cui uno da ponte levatoio e l’altro sormontato da un arco ogivale .
L’irregolare cinta muraria è interrotta da 16 torrette
Gli interni si presentano scarni, poiché gli affreschi delle volte sono andati perduti con i terremoti.
Il Castello oggi è sede del Museo d’Arte Sacra della Marsica e della Collezione Torlonia di Antichità del Fucino che espone le opere rinvenute nell'area del Fucino durante il prosciugamento del lago nella seconda metà del 1800.
In seguito alla chiusura per il terremoto del 6 aprile del 2009, il castello ha riaperto le sue porte al pubblico nel dicembre dello stesso anno.
Info: MUSEO D'ARTE SACRA
L.go Cavalieri di V. Veneto - 67050 Celano (AQ) / tel. e fax 0863-792922
portineria tel. 0863-793730
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Pescina, affascinante borgo nella Valle del Giovenco, racconta di insediamenti umani fin dal Paleolitico Superiore-Mesolitico nella grotta Tronci e nel Riparo Maurizio. Nel VII sec. a.C. arrivarono in queste zone gli Umbro-Sabellici che si unirono agli autoctoni nel popolo dei Marsi.
Il suo nome pare derivi dalle piscine che gli abitanti riempivano delle acque del fiume Giovenco, per pescarvi le trote e cacciarvi le anatre. Scelto dai romani per le sfarzose ville delle vacanze, Pescina ha vissuto sorti alterne e grandi mutamenti dopo le invasioni barbariche dei longobardi e con il dominio borbonico.
L’Unità d’Italia, il brigantaggio, il prosciugamento del Fucino, il devastante terremoto del 1915 ne hanno segnato profondamente il volto. La trasformazione del lago nella piana del Fucino, il passaggio dal feudo dei Torlonia alla riforma agraria, la morte di 4.000 persone su 6000 abitanti nel 1915 hanno causato il declino del borgo a favore della crescita della vicina Avezzano.
Pescina rimane oggi un vivace centro culturale, soprattutto per aver dato i natali a grandi personaggi che hanno fatto parte della storia politica, religiosa, letteraria d'Italia e d'Europa. Gli studiosi e gli appassionati di tutto il mondo si riuniscono qui per importanti iniziative culturali. A Pescina sono nati personaggi come Giulio Raimondo Mazzarino (1602), Cardinale e Primo Ministro di Francia, Giovanni Artusi Canale detto il Pescina, architetto e scultore, allievo prediletto del Bernini (1609), sepolto nella chiesa di S. Antonio, Ignazio Silone scrittore di fama internazionale (1900), le cui ceneri riposano sotto il campanile della chiesa di San Berardo
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Antichissima città, all’interno del Parco Regionale del Sirente Velino, a 1000 m slm. Il nome deriva proprio dalla posizione, deriva dal latino ed indica un’ altura sul lago del Fucino, prosciugato nel 1876. Gli antichi romani fondarono questa colonia, che divenne poi municipio, nel 303 a.c.
La posizione, sul prolungamento della Tiburtina era assolutamente strategica per il controllo dei traffici romani.
Nota per la sua fedeltà a Roma, durante la guerra annibalica e quella sociale, fu luogo di confino in cui furono spediti, tra gli altri, Siface re di Numidia (207 a.C.) e Perseo re di Macedonia (171 a.C.).
Le mura di fortificazione sono ottimamente conservate e sono di epoca preesistente l’arrivo dei coloni. All'interno delle mura le costruzioni sono quasi tutte di data posteriore. Sono ben delineati i resti degli edifici, il percorso delle strade con la via principale che percorre tutto l’asse della città e il sistema dei passaggi sotterranei.
Tra il II e il I secolo a.C. furono costruiti gli edifici civili come la basilica, le terme, l’acquedotto e il “macellum” ed edifici religiosi come il santuario di Ercole, un grande spazio con un pavimento a mosaico con tessere bianche e nere, adibito probabilmente a mercato degli ovini, al cui interno era posta una imponente statua di Ercole
Risalgono, invece, all’età imperiale l’anfiteatro (di 96 metri per 79) che ospitava le esibizioni dei gladiatori e i portici della “via dei Pilastri” che formavano il porticato di alcune botteghe che s'affacciavano sulla via.
Orario di Ingresso: fino al tramonto
Informazione: ingresso libero
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Stiffe è l'unica frazione del Comune di San Demetrio, un borgo fortificato, di cui si trovano testimonianze già nel 1167, in uno scenario suggestivo immerso nella vegetazione lussureggiante grazie all’abbondanza di acque cristalline.
Dal paese un sentiero conduce alle grotte, il cui ingresso è situato a 700 m slm. Pur conosciute sin dai tempi dei romani, le prime esplorazioni sono state effettuate solo negli anni 50 del secolo scorso e la grotta è stata aperta ai turisti solo nel 1991.
Fin da subito, a rapire il visitatore è il rumore dell’acqua che scorre, cade, sorprende. Le Grotte di Stiffe sono infatti attraversate da un fiume sotterraneo, le cui acque provengono dall’Altopiano di Rocca di Mezzo, che scorre dentro la roccia per 600m e forma rapide, cascate e concrezioni, stalattiti e stalagmiti, di grande effetto scenografico.
Le Grotte sono formate in prevalenza da rocce calcaree che danno alle pareti un colore candido ma anche da ossidi metallici, depositati dall’azione del fiume nei secoli, che danno alle rocce colori più scuri.
Attualmente sono state esplorate per oltre 2km dei 5 km in totali. Il percorso turistico, invece, non raggiunge il km.
Il percorso di visita parte dalla sala del silenzio, così chiamata perché in gran parte dell'anno il torrente in questo tratto si prosciuga e rende ovattato tutto l’ambiente, raggiunge la sala della cascata, che, alta trenta metri, ospita una fantastica cascata di venti metri. La sala delle concrezioni offre agli occhi un gioco di drappeggi di stalattiti e stalagmiti. Il lago nero è sovrastato da una parete che cela l’angolo più nascosto di Stiffe, non visitabile dai turisti per la delicatezza dell’ambiente, in cui le stalagmiti e le colonne si mostrano solo agli speleologi. Nell’ultima sala, quella della seconda cascata, l’accesso al pubblico è stato consentito solo dal 2007, poiché in essa la potenza della cascata, che dopo 25 m salta con fragore nel lago profondo 5 m, crea turbini d’acqua e un rumore che rende impossibile parlare anche a breve distanza. Lo spettacolo è affascinante e selvaggio.
La visita può essere effettuata solo accompagnati da guide. Dura circa 50 minuti.
E’ bene scegliere gli indumenti giusti perché la temperatura, costante tutto l'anno, si aggira sui 10 °C e l’umidità è molto alta
Oltre alle Grotte, l’area ospita un museo di speleologia, punti di ristoro, aree pic-nic e camper, giochi per bambini.
Il costo del biglietto d'ingresso, che include la visita guidata della Grotta e l'accesso al Museo di Speleologia è di Euro 8,00, mentre il costo del biglietto ridotto (per i bambini di età compresa fra i 6 e i 10 anni) è di Euro 6,50.
Le tariffe e gli orari possono subire minime variazioni nei periodi di maggiore afflusso, per cui, prima della visita consigliamo di chiamare il Centro prenotazioni delle Grotte di Stiffe al numero telefonico 0862 86142.
Nel periodo che va da Novembre ad Aprile, a causa delle incerte condizioni meteorologiche, è sempre consigliabile telefonare preventivamente.
Info e prenotazioni:
+39 0862 86142
Ingresso grotta:
+39 0862 86100
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50.250 ha |
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1.926 entità flogistiche |
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216 Specie di Vertebrati: |
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149 Uccelli |
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43 mammiferi |
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13 rettili |
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11 anfibi |
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