Il Parco Nazionale della Majella che trova il suo fulcro nella Majella, la montagna Madre degli abruzzesi, conserva ancora una natura integra e spesso selvaggia. 60 rilievi montuosi a dominare un territorio che per l’asprezza, l’imponenza e la mutevolezza è un’esperienza unica da vivere. Lupi, orsi, camosci , cervi, aquila reale e falco pellegrino popolano un parco in cui le faggete si alternano a valloni e altopiani, come sul Monte Amaro (la seconda vetta dell’Appennino, 2793m), che ricordano l’Asia Centrale. Boschi di aceri, orchidee, genziane e papaveri, pini, ginepro e mirtillo arricchiscono la flora del Parco Nazionale della Majella e vi regaleranno l’emozione di riscoprire il vero respiro della natura.
Qui l’uomo ha posto dimora fin dal Paleolitico.
Scrive Silone « La Majella è il Libano di noi abruzzesi. I suoi contrafforti, le sue grotte, i suoi valichi sono carichi di memorie. Negli stessi luoghi dove un tempo, come in una Tebaide, vissero innumerevoli eremiti, in epoca più recente sono stati nascosti centinaia e centinaia di fuorilegge, di prigionieri di guerra evasi, di partigiani, assistiti da gran parte della popolazione ». Questa è la caratteristica più vera ed emozionante di questa area, l’essere aspra ma incredibilmente generosa.
L’esplorazione del Parco Nazionale della Majella merita che se ne scopra la spiritualità attraverso un percorso tra gli eremi, le grotte isolate in ambienti dalle altezze vertiginose scelte dai monaci per avvicinarsi all’assoluto e a Dio. Non c’è luogo religioso al mondo più emozionante della nuda roccia in cui Pietro da Morrone, divenuto papa con il nome di Celestino V, si è rifugiato per dedicarsi alla fede.
Anche le feste popolari da queste parti sono quasi esclusivamente di origine religiosa e parteciparvi è l’unico modo per comprendere fino in fondo l’anima spigolosa e sofferta ma sempre leale e altruista di questi luoghi. Un esempio su tutti, la Corsa degli Zingari di Pacentro.
I borghi hanno l’incanto dei luoghi un tempo ricchi e oggi spesso abbandonati. I centri storici nascondono dentro le mura fortificate, preziosità barocche e antiche tradizioni. Noi vi consigliamo di perdervi tra le strade e di ascoltarne gli odori e gli antichi dialetti, è il modo migliore per viverli, e vi suggeriamo di iniziare dai gioielli del parco Pescocostanzo e Pettorano sul Gizio.