Eremi Majella

 

Petrarca definì queste montagne come "domus Christi" e certamente, in questi luoghi impervi ma di grande bellezza ci si può sentire vicinissimi a Dio. Il percorso tra gli eremi è un percorso dell’anima, di comprensione della ricerca dell’assoluto, ricerca in cui l’isolamento in un ambiente estremo è la risposta estrema al decadimento sociale. Come scrisse Silone per molti cristiani, dopo il crollo dell’impero romano, l’eremitismo divenne "la forma più accessibile di salvezza e di elevazione da una condizione umana dura, servile e prossima alla disperazione".
In Abruzzo, le cui montagne costituiscono un luogo ideale per la vita ascetica, si contano più di cento eremi, la maggior parte dei quali si trovano proprio sulla Majella. I più conosciuti e visitati sono gli eremi celestiniani.

Eremo di Sant’Onofrio al Morrone

Incastonato nella roccia, l’eremo di Sant’Onofrio al Morrone si raggiunge partendo da un sentiero che inizia poco dopo la contrada Brecciarola di Serramonacesca, a circa 700 m. d'altezza, e attraverso una scalinata scavata nella pietra che è piacevole percorrere anche per i profumi della ginestra, del timo e dell’alloro che provengono dalla macchia mediterranea. Protetto da un masso, quest’eremo, che sembra reggersi miracolosamente in una parete vertiginosa, fu l’ultimo fatto costruire da fra’ Pietro dopo il 1290. Vi si stabilì nel 1293 dopo aver lasciato il più selvaggio eremo di San Giovanni all'Orfento e vi restò per un anno, fino all’elezione a pontefice, per tornarci di nuovo dopo la rinuncia al papato, anche se per poco.
Probabilmente prima della costruzione della chiesetta frà Pietro ne usò la grotta e alcuni locali soprastanti. Dopo l’abolizione di alcuni ordini monastici nel 1807, l’eremo è stato a lungo abbandonato ed ha sofferto molti danni durante la seconda guerra mondiale
La ricostruzione ne ha cambiato l’aspetto. Le dimensioni del nucleo originario erano sicuramente inferiori rispetto a quelle odierne, soprattutto in altezza.

L’oratorio, cui si accede dall’ingresso del piazzale ha una volta azzurra coperta di stelle mentre alle pareti spiccano pregiati affreschi duecenteschi raffiguranti la Crocifissione di Cristo, la Vergine con il Bambino, i busti di tre Santi e sulla parete di sinistra lo stesso papa Celestino.
La tradizione racconta che Pietro raggiunto dalla notizia della sua elezione, vide il Crocifisso dinanzi al quale pregava accennare con il capo e solo allora pronunciò queste parole: "Do il mio assenso ai voti del Sacro Collegio ed accetto il Sommo pontificato. Mi aiuti il Signore a portarne il gravissimo giogo”
Dopo l’oratorio troverete le suggestive cellette di Celestino e del Beato Roberto da Salle e, proseguendo oltre, gli ambienti più recenti e l’accesso ad una piccola terrazza, sul lato destro dell'eremo, con una vista mozzafiato a strapiombo sulla valle.
Al di sotto della chiesa la grotta del Santo ospita un giaciglio, la "Culla di Sant'Onofrio", in cui secondo la tradizione popolare, coricarsi aiuterebbe a guarire dai dolori. Nella grotta la pietra conserva uno strano calore e i fedeli raccolgono l’acqua che filtra dalla parete, ritenuta taumaturgica.


Informazioni: 
Curia diocesana tel. 0871-3591218; Municipio tel. 085-859416

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L’Eremo di San Giovanni all’Orfento

L' eremo di S. Giovanni dell' Orfento di Caramanico si staglia a 1227 m s.l.m. sul versante alto della Maiella, nella Riserva Naturale dell' Orfento ed è l’eremo più nascosto e difficile da raggiungere tra quelli abitati da Celestino V
Le testimonianze rilevano la presenza di Pietro di Morrone in questo luogo fino al 1274 e quasi ininterrottamente dal 1284 fino al 1294, anno in cui si trasferi' a Sant' Onofrio del Morrone, luogo che abbandono' dopo appena 13 mesi per essere incoronato papa col nome di Celestino V.
Sembra che Pietro abbia originariamente abitato in solitudine nella grotta, per poi far costruire un piccolo edificio al sopraggiungere dei suoi discepoli.
Il luogo sacro era costituito da alcuni ambienti dedicati all'eremitaggio e sotto di essi da una chiesetta, alcune cellette per i monaci, una foresteria per i pellegrini, ma solo i primi sono ancora accessibili, anche se a fatica. L’accesso all’eremo avviene attraverso scale e camminamento scavati nella parete, la cui larghezza in alcuni punti non è più ampia di 50 centimetri e che in prossimità dell’ingresso si interrompe per alcuni metri costringendo il visitatore a strisciare.
Una volta entrati troverete due piccoli ambienti con numerose nicchie scavate nelle pareti e un altarino.L’impianto idrico, scavato nella roccia, raccoglie l’acqua piovana in alcune vasche, quasi tutte ancora adesso funzionanti.


Per l’accesso è necessario registrarsi gratuitamente al Centro Visitatori di Caramanico Terme
tel. e fax 085 922343

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Eremo di Santo Spirito a Maiella

Uno dei luoghi più adatti all’ascesi spirituale, secondo il Petrarca nel De vita solitaria, l’eremo di Santo Spirito a Maiella, in una posizione suggestiva, è sicuramente il più grande e conosciuto degli eremi della Maiella.
Già nel 1053 era stato abitato dal monaco Desiderio, poi divenuto Papa Vittore III, che vi costruì una chiesetta, trovata distrutta da Pietro da Morrone nel 1246. Fu il futuro papa Celestino V ad iniziarne la ristrutturazione con la realizzazione di un oratorio e una celletta.
I suoi seguaci resero presto necessario l’ampliamento della struttura
Quando fondò la sua Congregazione nel 1263 Celestino V decise di costituire proprio qui la casa madre dell´ordine, mentre la chiesa diventava un monastero.
Nei secoli ospitò una fiorente scuola di lettere e di filosofia. Vi trovarono rifugio Cola di Rienzo e Torquato Tasso. Nel 1586 Pietro Cantucci da Manfredonia costruì la Scala Santa.
Negli ultimi anni del XVII secolo, il principe Caracciolo di San Buono, vi aggiunse un edificio a tre piani, la foresteria.

Soppresso nel 1807 l’Ordine dei Celestini, l’edificio venne depredato e dato alle fiamme e solo alla fine dell’ottocento i fedeli di Roccamorice si occuparono della ristrutturazione della chiesa.

Oggi l' eremo di S. Spirito è costituito dalla chiesa, dalla sagrestia, dalla foresteria e dal complesso monastico, in cui sono situate le celle, la sala del capitolo, la biblioteca, la cappella invernale e il refettorio. Dalla foresteria si può salire la Scala Santa per giungere all’oratorio della Maddalena e a due balconate interamente coperte.
Il portale settecentesco, la statua di San Michele Arcangelo e il tabernacolo sono opera di Giuseppe Di Bartolomeo di Roccamorice, realizzati in occasione della la riapertura della chiesa nel 1894. Tra le opere di maggior pregio ci sono il coro ligneo, alcune tele raffiguranti la Madonna e la Discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo e una statua del Cristo
Sotto la chiesa si può poi visitare la grotta dove vissero i primi eremiti con la stanza del Crocifisso, la cella centrale, il luogo scelto per la preghiera da Celestino V

Nell’eremo da qualche anno vive una comunità di giovani frati della congregazione del "Cerreto”
Informazioni:  Municipio tel. 085-8572132

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Eremo di San Bartolomeo in Legio

Raggiungendo l’eremo di San Bartolomeo in Legio da Roccamorice, l’edificio compare all’ultimo momento e l’effetto sorpresa contribuisce a rendere indimenticabile l’incontro.

La struttura, probabilmente la più fotografata degli eremi della maiella, è stata edificata per volere di Pietro del Morrone, su una costruzione preesistente, prima del 1250. Sembra che il futuro papa Celestino V si sia fermato qui al ritorno da Lione, in cui si era recato a piedi dal papa per difendere la regola dei Fratelli dello Spirito Santo, che diventeranno poi i Celestini, e che qui sia rimasto fino al 1276. Siamo a 600 m slm, completamente protetti da uno sperone di roccia lungo 50 metri.

All’eremo vero e proprio si accede attraverso una scala scavata nella roccia, la Scala Santa, che porta ad una balconata rocciosa alla fine della quale si trova la chiesa.

Sulla facciata ci resti di affreschi che risalgono al periodo di Celestino V, ormai logorati dal tempo. All’interno della chiesa si trova un semplice altare su cui è posta la statua di S. Bartolomeo, e una sulla parete sinistra c’è una piccola sorgente d’acqua che i devoti ritengono miracolosa.

Il 25 agosto i pellegrini assistono alla celebrazione della messa all'alba all'interno dell' eremo e si recano presso il torrente Capo la Vena, nelle cui acque si bagnano secondo un rituale antico. Portano quindi in processione la statua del Santo a Roccamorice dove resta esposta fino al 9 settembre

Informazioni:  Municipio tel. 085-8572132

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