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Vacanze San Vito Chietino - il paese delle ginestre sulla Costa dei Trabocchi
Le vacanze a San Vito Chietino sono scandite dai ritmi lenti della Costa dei Trabocchi, dall'azzurro delle acque, dalla poesia dannunziana, dalla scoperta dei sapori del mare e delle ricchezze artistiche. Qui inizia la Costa dei Trabocchi, un tratto di splendido litorale in cui piccole spiagge di ciottoli si alternano a tratti rocciosi e i trabocchi interrompono lo sfondo azzurro dell’orizzonte. Tra le spiagge più belle il Molo Sud e cala Turchino, ma anche Rocco Mancini e Valle Grotte (che in parte è condiviso con il territorio di Rocca San Giovanni).
San Vito Chietino è Città dell’Olio per il ricco entroterra ad uliveti (e vigneti) che contribuisce, e non poco, ad esaltare il panorama spettacolare dell’azzurra costa teatina che si gode dal suo belvedere.
La cittadina è famosa anche per essere stata scelta da D’Annunzio come luogo in cui vivere la grande passione per Barbara Leoni e in cui ideare “Il Trionfo della Morte”. Il promontorio delle ginestre nasconde il trabocco del Turchino descritto dal Vate, ma ancor prima di giungere al promontorio, sulla statale 16, si raggiunge l’Eremo che Francesco Paolo Michetti, per rimediare alla sofferenza dell’amico per la lontananza dell’amata nel 1889, prese in affitto per l’intimità dei due.
Il borgo di San Vito Chietino risale all’epoca romana, quando il porto presso il torrente Feltrino veniva utilizzato per gli scambi commerciali. Nasce come porto fluviale che viene utilizzato per il traffico marittimo sia con la sponda orientale dell'adriatico sia con l'oriente specialmente dopo il V secolo.
Nell’XI secolo il porto verrà abbandonato mentre il borgo continuerà a vivere.
Nel medioevo venne edificato un castello di cui oggi rimangono resti delle antiche mura nel centro storico del paese. Venne concesso dall’Abbazia di San Giovanni in Venere in enfiteusi perpetua nel XIV secolo a Lanciano che ne sfruttò le potenzialità commerciali entrando in conflitto con la vicina Ortona. Un conflitto lungo e sanguinoso come testimoniato dalla "Colonna della Vendetta", ancora visibile all'inizio della salita di Corso Roma dove fu trasferita ed utilizzata come sostegno ad un'arcata, i cui mattoni erano tenuti insieme da un composto formato da calce impastata col sangue degli ortonesi, in seguito ad una ritorsione dei lancianesi che si erano visti allontanare dalle proprie fiere navi di mercanti stranieri
Ci fu solo una pace provvisoria grazie a san Giovanni da Capestrano, dalla grande arte oratoria e da un più grande carisma spirituale, che nel 1427 mise d'accordo le due città stabilendo il condominio del feudo, ma la pace fu breve.
Solo nel 1528, con la decadenza delle fiere lancianesi, il porto di San Vito Chietino fu venduto a Sancio Lopez per poi passare di signoria in signoria fino ai Caracciolo.
Fu gravemente danneggiato dai bombardamenti durante la prima guerra mondiale.
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