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Visitare San Vito Chietino
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Da vedere |
I luoghi da non perdere se si sceglie di visitare San Vito Chietino: il promontorio dannunziano e Murata Bassa
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La Cappella gentilizia della Famiglia Lucà-Dazio, oggi nota come Chiesa di San Francesco (per la devozione di tutti i pescatori a San Francesco da Paola per il miracolo compiuto nello stretto di Messina salvando molti naviganti sorpresi da una forte tempesta), sorge su un bel promontorio con vista sull’Adriatico, sul belvedere Marconi.
Risale al XV secolo ma, nel corso dei secoli ha subito diversi rimaneggiamenti. La facciata è divisa in due paraste in stile dorico. L’interno è ricco di decorazioni tardo barocche. L’altare, la cui parete è arricchita da decorazioni a stucco, è posto sotto una nicchia con una statua di Cristo, al centro di altre nicchie contenenti le statue lignee di San Nicola di Bari, San Francesco di Paola e Sant’Antonio da Padova, tutte di scuola napoletana e datate tra il XVII ed il XVIII sec.
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Risale al I secolo d.C ed alcuni reperti come le monete di età tardo-antica e le lucerne in terracotta di epoca bizantina indicano che il luogo è stato abitato fino al VI secolo. Gli scavi hanno portato alla luce i resti di un edificio tardo repubblicano che probabilmente era una fornace per la terracotta.
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Quello che viene chiamato eremo è una casa rurale su due livelli con scala di accesso esterna. La casa museo di Gabriele d’Annunzio, che vi soggiornò nell’estate del 1899, è l’unica parte dell’edificio non soggetta a degrado. Rispecchia le caratteristiche della tipica edilizia rurale ottocentesca abruzzese. La facciata sulla piazza è su due livelli con elementi neomedievali lombardi.
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L’ottocentesca Chiesa dell’Immacolata Concezione, su corso Matteotti, che custodisce opere di oreficeria del XV secolo (tra cui una croce d’argento cesellato) e tele cinque e seicentesche e la Chiesa della Madonna delle Grazie, nella frazione di Sant’Apollinaire che risale al XIII-XIV secolo, con all’interno uno splendido mosaico in stile bizantino raffigurante l’incoronazione della Vergine, un dipinto della Madonna del XVII secolo, una statua della Madonna delle Grazie in argento e un organo imponente
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Al confine tra San Vito Chietino e Rocca San Giovanni, compreso tra i siti di interesse comunitario e inserito tra le riserve naturali regionali, il territorio dei fossi in cui è compresa la Grotta delle Farfalle è formato da affascinanti grotte naturali e da una rigogliosa vegetazione che hanno costituito un prezioso e valido nascondiglio per i partigiani durante la seconda guerra mondiale. La Grotta è scavata nell’arenaria e prende il nome dal fatto che la tradizione popolare vuole che in alcuni periodi dell’anno si popoli di migliaia di farfalle. Tutta l’area intorno è popolata da tassi, faine, piccoli roditori e granchi di fiume.
L’alta umidità crea terreno fertile per pioppi, salici ed olmi La Grotta delle Farfalle è facilmente raggiungibile dalla SS 16 dopo il chilometro 482. Il sentiero inizia nei pressi di un ponte e, dopo alcuni minuti di cammino, gira a sinistra e lascia in direzione San Vito il Fosso San Tommaso.
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