Gli eremi d'Abruzzo sono concentrati soprattutto nella Majella, ma nel corso dell'Alto Medioevo il fenomeno dell'eremitismo, (dal greco monachòs, unico e solitario) come fuga dei monaci dal mondo alla ricerca della più totale spiritualità e della vicinanza a Dio, ebbe una grande diffusione in tutto l'Abruzzo.
Gli eremi della Majella hanno avuto grande notorietà grazie all'opera di Pietro dal Morrone, divenuto papa con il nome di Celestino V, tanto da prendere il nome di eremi celestiniani della Majella.
I monaci scelsero dapprima le grotte e i ripari nelle rocce, adattandoli nel tempo con la realizzazione di piccole cappelle e dormitori. La devozione dei fedeli e l’aumento dei seguaci portò spesso alla costruzione di chiese vere e proprie. La particolare natura dell’Abruzzo, con le sue montagne così affascinanti ma anche così impervie, ha fatto sì che divenisse meta naturale degli anacoreti, tanto che in tutta la regione Abruzzo si contano un centinaio di eremi.