Castello Spagnolo - L'Aquila

Il Castello Spagnolo de l'Aquila è una delle realizzazioni più grandiose e meglio conservate dell'architettura militare moderna sul suolo italiano. Il Castello Spagnolo de l'Aquila costituiva uno dei principali capisaldi del grandioso piano di rafforzamento del Regno di Napoli intrapreso dal Viceré don Pedro de Toledo nel 1532. L'enorme spesa della costruzione fu pretestuosamente addebitata alla città, in espiazione della rivolta divampata il 31 dicembre 1528 e soffocata nel febbraio successivo dalle truppe di Filiberto d'Orange.
Nel giugno del 1530 fu terminata di costruire la massiccia "castellina" bastionata per volere dello stesso Filiberto d'Orange, viceré e luogotenente generale del Regno di Napoli, nel punto più elevato della cinta muraria, allo scopo di tenere a freno le rivolte dei cittadini. Pochi anni dopo fu completamente distrutta, per far posto al formidabile Castello che si è conservato fino ad oggi.


Il portale
Il portale del Castello de l'Aquila, sormontato dall'emblema della Casa d'Austria, è unanimemente ritenuto un assoluto capolavoro nel suo genere, L'ideazione e la progettazione dell'imponente manufatto sono attribuite allo Scrivà che si ispirò alla magnifica struttura della Porta Capuana di Napoli.


Le prigioni
Nei secoli XVI e XVII il carcere era visto come un rimedio marginale nel sistema penale, che era invece caratterizzato soprattutto dalle punizioni corporali: la morte, le amputazioni, la fustigazione, la "servitù del remo" nelle galere. La carcerazione era intesa soprattutto come custodia preventiva, allo scopo di impedire al reo di sottrarsi al verdetto con la fuga; dunque era del tutto naturale che fossero utilizzate a scopi di detenzione anche costruzioni militari. La distanza dal tessuto urbano, la difficoltà di accesso, la presenza continua di una sorveglianza armata rendevano i castelli e le fortezze in genere luoghi di reclusione particolarmente indicati. Il Castello de l'Aquila ebbe una funzione carceraria oltre che militare fin dalle origini, data anche la motivazione repressiva ed intimidatoria che fu alla base della sua costruzione. Diversi documenti d'archivio confermano la localizzazione del carcere, spesso indicato con il termine spagnolo "calabozo", presso l'angolo est del cortile.


Il Castello è ora sede di mostre e convegni, e dall'ultima guerra ospita la sezione archeologica del Museo Nazionale d'Abruzzo.



 

 
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