Da visitare - Cheti

Per visitare Chieti impone un inizio a Corso Marruccino è il cuore della città. Basta percorrerlo per capirne le ragioni. Su di esso si affaccia la bella chiesa di origine gotica di San Francesco della Scarpa, che purtroppo conserva delle origini solo un rosone in travertino e pochi archetti sulla facciata. A metà del corso c’è il palazzo dell’Arcivescovado e poco distante il teatro Marrucino, costruito nel periodo tra il 1813 e il 1817. Fu inaugurato nel 1818 e intitolato a S. Ferdinando, in omaggio a Ferdinando I di Borbone, Re di Napoli e delle Due Sicilie. Nel giugno del 1861, dopo l'Unità d'Italia, il suo nome venne mutato in "Teatro Marrucino", in ricordo di una popolazione italica che nell'antichità aveva abitato il territorio del quale Teate era stata la capitale.
Sulla sinistra del Teatro Marrucino c’è palazzo Martinetti Bianchi, sede del Museo d’arte Costantino Barbella che custodisce tele preziose, tra le quali una tavola del XV secolo della scuola abruzzese che ha per oggetto la Madonna che ristora con il proprio latte le anime del Purgatorio, dipinti della scuola napoletana del XVII e XVIII secolo, tra cui i dipinti di Michele Pagano e Leonardo Coccorante. Ci sono studi e bozzetti dei maggiori pittori abruzzesi dell’ottocento da Francesco Paolo Michetti a Filippo Palizzi. Una collezione donata da privati nel 2004 ha arricchito il museo di opere di artisti importanti tra i quali Aligi Sassu, Joan Mirò e Carlos Mensa.


La Cattedrale di Chieti, dedicata a San Giustino patrono della città, si trova su piazza Vittorio Emanuele II. Ha subito molti restauri nel corso dei secoli, a partire da quello compiuto intorno all’840 dal vescovo Teodorico dopo la devastazione di Pipino il Breve fino al XIX secolo. Nel 1590 un terremoto devastò quasi tutta la cattedrale, dopo il quale venne ricostruita una chiesa sobria ed austera, trasformata radicalmente in chiave barocca dall’arcivescovo Ruffo Scilla a partire dal 1877 Scilla dispose il rifacimento della facciata e della cripta, insieme a sostanziali modifiche degli arredi interni come la copertura dei dipinti. L’interno è a tre navate e a croce latina. All’interno custodisce un San Giustino in argento, opera di Nicola da Guardiagrele e due preziosi messali miniati. Sulla piazza si affaccia il campanile iniziato nel 1335 e terminato nel 1398 da Antonio da Lodi.

La Villa Comunale di Cheti è sempre un piacevole luogo d’incontro, immerso tra i cedri e le magnolie. Nel palazzo ottocentesco dei Frigeri c’è il Museo Archeologico d’Abruzzo, la più importante raccolta archeologica della regione dall’età del ferro all’epoca romana, famoso in tutto il mondo per ospitare la statua del Guerriero di Capestrano del VI sec a.C.
Nel museo si possono ammirare un Letto Funerario in osso del I secolo a.C., e la colossale statua di Ercole proveniente da Alba Fucens dello stesso secolo e la statua di Ercole Curino proveniente da Sulmona, ritenuto da alcuni studiosi un originale di Lisippo portato dalla Grecia in Italia. Sono migliaia i reperti esposti, dalle armi agli oggetti votivi alle statue, provenienti dalle necropoli di Campovalano, Capestrano, Alba Fucens, Alfedena, Forca Carusa, Pennapiedimonte. Un’intera sezione è dedicata alla numismatica, con una collezione di 15.000 monete dal periodo preromano all’età moderna.

 
Molto interessante anche il Museo Archeologico della Civitella, nell’area dell’antica acropoli teatina. La struttura è inserita in un complesso all’avanguardia.
L’allestimento è organizzato in un complesso con giardini, zone pedonali, auditorium, laboratorio archeologico e aree per mostre temporanee.
L’esposizione del museo è dedicata alla storia italica e romana di Teate, raccontata attraverso le più straordinarie testimonianze archeologiche.
L'allestimento, molto curato e decisamente all'avanguardia, prevede 3 percorsi: l'inizio della storia urbana (III-II secolo a.C.), da Roma a Ieri (divisa in Foro, teatro, anfiteatro, terme, necropoli) la terra dei Marrucini, con i reperti dai principali siti archeologici della regione, dal paleolitico inferiore all'età medievale. Effetti sonori ed installazioni luminose arricchiscono la fruizione delle opere.
Sono utilizzate anche molte istallazioni (per esempio, una che ripropone, tramite effetti di luce, le pitture rupestri delle grotte dell'area, e una che, sempre tramite luci, mostra i disegni dei mosaici che sono stati lasciati in situ) ed effetti sonori (interessanti quelli utilizzati nell'esposizione dei reperti della "montagna sacra", un luogo di culto caratterizzato da lunga vita, e quelli dei templi dell'acropoli).

 

 


 
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