Lanciano

Lanciano, l'antica Anxanom, sarebbe stata fondata da Solima, compagno di Enea nella guerra di Troia, che gli avrebbe dato il nome da quello di suo fratello Anxa. Divenne Anxanum per i romani e Lanzano nel Medioevo.
Fu certamente municipio romano, città ricca e colta. Ospitò vivaci scambi commerciali ma fu anche sede di istituzioni importanti. Famosi erano anche i suoi mercati (nundinae). Secondo molti storici, dal punto di vista urbanistico, Lanciano era molto più sviluppata allora rispetto ad oggi, come testimoniato dal ritrovamento di resti di acquedotti, porticati, pavimenti in mosaico e dall’individuazione di una necropoli nelle campagne circostanti. Nel municipio c’erano un anfiteatro, un acquedotto, due templi dedicati a Marte, uno ad Apollo, altri a Bacco, Cibele, Giunone. Il ponte Dioclezano, una struttura dall’innovativa architettura a tre archi, univa due dei tre colli su cui poggiava la città ed in particolare il prato della Fiera e la città murata. Quasi completamente distrutto, al suo posto sorge la Cattedrale della Madonna del Ponte anche se i pochi resti sono stati recentemente trasformati in un affascinante auditorium.
I longobardi devastarono la città di Lanciano nel 580 a. C. per poi ricostruirvi un imponente castello. Durante la ricostruzione sulle rovine del Tempio di Marte fu costruita la chiesa del santissimo Legonziano e Domiziano dove avvenne nel ‘700 il Miracolo Eucaristico.

All’inizio del XIII secolo Federico II ne favori lo sviluppo economico e sociale, elevandola a terra demaniale e sottraendola alla giurisdizione feudale. La produzione e il commercio di tele e lane, ceramiche, aghi, lavorazioni del ferro e del bronzo, oreficerie e concerie raggiunse notorietà in tutto il Regno. Come naturale prosecuzione delle "Nundinae" romane che si svolgevano nei primi nove mesi dell'anno in onore di Apollo, sul Colle della Selva, si svilupparono le Fiere lancianesi per raggiungere il massimo splendore nel XV secolo. Nelle due principali manifestazioni che si tenevano in giugno e settembre si incontravano a Lanciano mercanti di tutto il mondo conosciuto. Intensi erano gli scambi con Venezia e con i maggiori centri dell'altra sponda dell'Adriatico, tra cui Ragusa.
Nel 1304 Lanciano ebbe il suo Mastrogiurato, figura cui era riconosciuta la giurisdizione amministrativa e il controllo sul regolare svolgimento delle Fiere.

Nel 1456 la città fu rasa al suolo da un violentissimo terremoto ma riuscì rapidamente a rifiorire. Alla fine del 1400 la concessione da parte dell’Abbazia di San Giovanni in Venere del porto di San Vito diede inizio a violente contese con gli ortonesi. Un conflitto lungo e sanguinoso come testimoniato dalla "Colonna della Vendetta", ancora visibile all'inizio della salita di Corso Roma a San Vito, i cui mattoni erano tenuti insieme da un composto formato da calce impastata col sangue degli ortonesi, in seguito ad una ritorsione dei lancianesi che si erano visti allontanare dalle proprie fiere navi di mercanti stranieri.

Il 28 maggio 1515 Papa Leone X dissociò la “Terra” di Lanciano dalla Diocesi teatina, elevandola al rango di “Civitas” e, il 9 gennaio del 1562, Papa Pio IV le concesse la dignità arcivescovile. In realtà è in questo periodo che inizia il declino di Lanciano, schieratasi con il re di Francia in lotta con Carlo V D’Asburgo per il predominio sull’Italia. La vittoria di quest’ultimo impose alla cittadina la sottrazione di molti feudi e una progressiva perdita di centralità negli scambi commerciali. Nel 1640 perse addirittura i suoi privilegi di città demaniale, divenne baronia e fu venduta al duca Pallavicini e poi ai d’Avalos. Il feudalesimo terminò solo con l’ascesa al trono dei Borboni.
Il 1800 vide una forte adesione ai moti risorgimentali, tale da indurre la polizia borbonica a definire Lanciano città fellone. Nel 1860, con l’entrata in Napoli di Garibaldi, Lanciano deliberò la sua annessione all’Italia unita. Di nuovo diede prova della sua intraprendenza e dello spirito di libertà il 6 ottobre del 1943, insorgendo contro l’occupazione nazista
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