Castello di Crecchio (CH)


Sulla costruzione del Castello di Crecchio non si hanno notizie certe sulla costruzione del castello. L’area è stata abitata fin dagli italici e il nome deriva dal termine OKRIKAM come testimoniato da una lapide del VI sec a. C ma la fortificazione appare nelle fonti scritte solo a partire dal XII secolo
La parte più antica risale proprio a quel periodo ed è la torre di nord-est, attorno alla quale il resto del castello, a pianta quadrata e con 4 torri angolari, si è sviluppato a partire dal 1400.


La prima torre, l’unica attualmente visitabile, è divisa in tre grandi ambienti disposti in tre piani sovrapposti. Era accessibile solo dal primo piano attraverso un portellone levatoio che veniva ritirato all’interno. Al piano superiore si accedeva e si accede per una stretta scala a chiocciola in pietra che costringeva i nemici all’attacco a salire con le armi nella mano sinistra. Il piano inferiore era adibito a deposito per i viveri e vi si accedeva attraverso una botola. Una cinta muraria di quindici metri proteggeva il Castello di Crecchio dagli attacchi esterni, ma oggi non rimane che la parte inferiore.


Il feudo faceva parte del Regno delle Due Sicilie e fu terra di conquista di Svevi e Angioini. Gli Orsini, nel 1406, devolsero Crecchio al comune di Lanciano che a causa dei debiti lo vendette nel 1627 a Giovanni Bonanni de L’Aquila. La signoria passò successivamente ai Brancaccio, ai D’Ambrosio, ai Marzano e il castello subì profonde modifiche. Verso la fine del XVIII i De Riseis ne trasformarono la struttura da difensiva a residenziale, ampliarono il porticato a piano terra per costruire l’ala occidentale e coprirono il camminamento merlato del secondo piano. Fu allora che venne piantato l’ulivo sulla sommità della torre, come simbolo di pace verso la cittadinanza, ed essa prese il nome di Torre dell’ulivo
Nel 1943, in fuga da Roma vi sostarono re Vittorio Emanuele III, la regina e il principe Umberto, Badoglio e tutto lo Stato Maggiore.


Venne poco dopo gravemente danneggiato dai bombardamenti.
E’ stato restaurato negli anni settanta sotto la direzione della Sovraintendenza ai beni culturali de L'Aquila. Oggi ospita il Museo Archeologico dell’Abruzzo Bizantino e Altomedioevale.

 

 


 

 

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