Tagliacozzo (AQ)
Tagliacozzo deriva il suo nome dal latino Talus (= Taglio) e Cotium (= Roccia), a indicare il taglio nella roccia che caratterizza la posizione del paese, in mezzo alla fenditura che divide il monte.
La sua fama è dovuta alla battaglia tra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò, come ricordato da Dante nel XXVIII canto dell’Inferno “… e là da Tagliacozzo/Ove senz’arme vinse il vecchio Alardo”.
I consigli di Aleardo di Valery, forte dell’esperienza dei combattimenti contro i saraceni, aiutarono Carlo d’Angiò a sbaragliare il meno esperto Corradino. Il Valery decise la divisione dell’armata in due tronconi. Ne mandò uno all’attacco e lasciò altri 700 uomini di riserva, con a capo re Carlo. Così mentre gli uomini di Corradino si godevano la vittoria sul primo gruppo, stanchi e ormai liberatisi delle armature, furono attaccati dal secondo gruppo che ne fece strage. Corradino riuscì a fuggire ma una volta catturato venne decapitato nella piazza del Mercato a Napoli. La leggenda vuole che in ringraziamento per il successo, Carlo facesse costruire l'abbazia di S. Maria della Vittoria, di cui non restano che i ruderi, sul posto della battaglia ma nella realtà sembra che la chiesa risalga molto tempo prima.
Il territorio è stato abitato nell’antichità fin dagli Equi e dai Marsi e i primi insediamenti dell’attuale nucleo abitativo risalgono all’XI secolo.
Il feudo fu dei De Pontibus, degli Orsini e dei Colonna. Fu in particolare con gli Orsini, che tennero il ducato fino al 1497, che conobbe il suo massimo splendore ed ebbe il privilegio della zecca, in cui furono coniati due tipi di monete, il bolognino ed il cavallo. In quel periodo gli Orsini controllavano anche Bracciano ed altri feudi abruzzesi, tanto da attirare le preoccupazioni del re di Napoli. Virginio Orsini si vide tolto il feudo e fu rinchiuso a Castel dell’Ovo mentre Tagliacozzo veniva assegnata ai Colonna che ne mantennero il possesso fino al 1806, ovvero fino alla soppressione del feudalesimo.
Un censimento del 1794 indica una popolazione di 12.000 abitanti.
Nell’800 fu un importante centro carbonaro, conquistato dai piemontesi nel 1860, anche se qui la resistenza contro lo stato Piemontese conobbe violenti moti. Il generale Borbonico Boryes, mandato ad organizzare gli uomini fedeli al regno borbonico fu catturato e fucilato nelle vicinanze del paese.