Da Visitare - Caramanico Terme (PE)
Visitare Caramanico significa godere di una salutare passeggiata tra le ripide viuzze del borgo, tra i palazzi settecenteschi, i bei portali in pietra e le splendide chiese.
La chiesa gotico-romanica di S. Maria Assunta (XV sec) fu costruita interamente in pietra da scalpellini locali. Il bel portale laterale con la lunetta con altorilievo dell’Inconorazione di Maria fu realizzato dal Maestro Giovanni di Lubecco nel 1452. La chiesa è stata più volte restaurata fino ad assumere uno stile settecentesco. Il campanile reca uno stemma con le insegne di Francesco D’Aquino, principe di Caramanico, con la data del 1432. Sulla parte esterna dell’abside ci sono interessanti figure quattrocentesche di santi e cantori.
In piazza Garibaldi è la chiesa di S. Nicola, edificata nel XV sec. Proseguendo fin quasi alla fine del paese si può raggiungere la chiesa di S.Maurizio del XIII sec, che custodisce sull'altare maggiore un prezioso trittico della Vergine col Bambino, con a fianco l’ex convento delle clarisse del 1636.
La Chiesa di San Tommaso Beckett (XIII sec), a 6 km dal paese, è però quella che desta maggiore interesse. Fu decisa e avviata nel 1202 dai monaci di San Clemente a Casauria che vollero dedicarla all'Arcivescovo di Canterbury a pochi decenni dal martirio, ma la prima costruzione sembra risalire al 45 d. C. ad opera di Antimo Antiocheo. Passò ai celestini nel 1669.
Il progetto non fu mai portato a compimento, dal portico che avrebbe dovuto poggiare sulle quattro semicolonne della facciata all’ambone. Nel 1219 la costruzione era già frettolosamente terminata.
La facciata presenta tre bei portali riccamente decorati e un rosone a dieci raggi. L'architrave del portale centrale è arricchito da un altorilievo con Cristo che benedice i dodici apostoli, con una straordinaria gestualità, che risale al 1118. Poco a sinistra la figura dell’Abate Berardo, committente del progetto.
ll campanile settecentesco è stato demolito e ricostruito a qualche metro di distanza.
L’interno è a tre navate divise da sei pilastri per lato, con un unica abside semicircolare, e con tre livelli di altezza (ingresso, altare, abside centrale); sulla sinistra c’è una esile colonna in pietra con capitello corinzio, detta colonna santa, oggi coperta da una teca in vetro per proteggerla da rimozioni e strofinamenti dei fedeli, che le attribuiscono proprietà risanatrici. Essa poggia su una sproporzionata zoccolatura ed è sormontata da un capitello altrettanto sproporzionato decorato da tralci serpeggianti e foglie palmate. La tradizione popolare vuole che tale colonna sia stata qui portata da un angelo.
Su alcuni pilastri ci sono interessanti affreschi duecenteschi: Sant'Antonio Abate, San Cristoforo, una discesa di Cristo nel limbo.
La piccola cripta ha un pozzo centrale di acqua sorgiva.
Tali peculiarità e difformità nel progetto complessivo, come il pozzo e la colonna santa, sono probabilmente dovute alla preeesistenza, nel luogo dove sorge attualmente la chiesa, di un'area consacrata ad Ercole, custode di sorgenti e protettore dei pascoli, oltre che simbolo di forza e fecondità. La zona di S. Tommaso infatti era già nota dall’VIII secolo d.C. come Paternum ed era interessata da un importante tracciato viario, lungo il quale vennero rinvenuti nella prima metà del '900 alcuni resti di santuario antico, un pilastro in pietra con base quadrangolare, una testa di Giove in calcare, e una quarantina di bronzetti di Ercole datati tra il III - II secolo a.C.
Il luogo è stato a lungo oggetto di attenzione per la simbologia delle sue decorazioni, dall’affresco di San Cristoforo ai Fiori della Vita dei bassorilievi della facciata. Sebbene la presenza dei cavalieri templari su questo sito non sia mai stata dimostrata, ci sono in merito suggestivi quesiti che rimangono senza risposta e che rinviamo ad altra sede.
Si tratta dopotutto di un luogo d’incanto, nell’area più incontaminata di tutto l’Abruzzo, La Riserva Naturale della Valle dell’Orfento, istituita nel 1971 prima ancora del Parco Nazionale della Maiella, custode di un ambiente selvaggio, con boschi di faggio solcati da canyon e cascate spettacolari, habitat di molte specie animale e fonte di grande spiritualità. Non a caso in quest’area c’è l’eremo più difficile da raggiungere tra quelli scelti da Celestino V per avvicinarsi a Dio, l’eremo di San Giovanni all’Orfento.
La riserva, che ospita eccezionali specie animali e vegetali come aquile e lupi, orsi e camosci accanto a genziane, orchidee, stelle alpine, è attraversata da una rete di sentieri che offrono possibilità di escursione di varia difficoltà
Musei e Centri Visita
Il Museo Naturalistico Paolo Barrasso conta due sezioni, di cui una naturalistica e l’altra archeologica. Il centro è accessibile a portatori di handicap e la sezione archeologica anche a non vedenti. Il Centro Visita è sede di un Centro di Allevamento della Lontra Europea, con un’area didattica in cui è possibile osservare gli animali. Il centro visita è aperto tutto l'anno ed è dotato di un punto di informazioni escursionistiche dove vengono rilasciate le autorizzazioni gratuite per accedere alla Valle dell'Orfento ed è possibile prenotare visite guidate o acquistare libri, carte dei sentieri e materiale informativo sui Parchi d’Abruzzo (Per informazioni tel. 085.92343)
Orari di visita
Periodo: tutto l'anno, giorni di chiusura Natale, Capodanno, S.Stefano e Pasqua.
Mattina: ore 9.00-13.00
Pomeriggio: solo dal 15/06 al 15/09, ore 15.00-19.00.
Il Museo della Fauna Abruzzese ed Italiana espone oltre mille esemplari tra uccelli, mammiferi, insetti e rettili. Essi rappresentano in modo significativo la fauna selvatica presente, stanziale o migratoria, sul territorio abruzzese ed italiano. Il museo è ospitato in un'ala delle Terme di Caramanico, con apertura estiva (giugno-settembre). Per informazioni: Tel. 085/92.22.10
Nei dintorni
La Valle dei Luchi si trova poco dopo la zona di San Tommaso ed ha una particolare formazione geologica, delimitata da un lato da un’imponente parete rocciosa, caratterizzata da formazioni rocciose di varie dimensioni interrotti da estesi terrazzamenti fluviali . I resti di un castello medievale testimoniano la presenza di insediamenti umani nei pressi del ponte sull’Orta che collegava i due versanti con la parte bassa della vallata. Anche se luchi deriva da lucus, l’antico bosco, con questa parola oggi si indicano le torri di roccia che caratterizzanno la valle.
Sul Ponte di Salle (90 m), che risale ai primi anni ’50, si pratica il bungee jumping.
Non lontani sono l’Eremo di San Giovanni all’Orfento, su una parete rocciosa del fiume Orfento e il sito archeologico della Valle Giumentina con le caratteristiche capanne a tholos