Atri (TE)
Atri, l’antica Hatria patria dell’imperatore Adriano, ospita una delle più belle chiese d’Abruzzo ed è immersa nel paesaggio suggestivo dei calanchi.
Fondata dai Piceni, Hatria fu una delle città più famose del mondo antico e molto cara ai romani. Da essa, secondo Tito Livio, Vittorio Aurelio e Paolo Diacono, prese il nome il mare Adriatico. Ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi. Alcuni dei monili ritrovati sono conservati al British Museum di Londra. Dal 289 a.C. Hatria divenne colonia latina e si distinse in battaglia a fianco di Roma accumulando privilegi. Da Atri veniva la famiglia dell'imperatore Adriano, che la ritenne sempre la sua seconda patria e che vi ricoprì la carica di curator muneris pubblici
Nel medioevo iniziò il decadimento della cittadina. Sotto i Longobardi fu annessa al ducato di Spoleto per poi passare ai franchi e ai normanni. Nei successivi duecento anni il potere passò dal papato agli Svevi, agli Angioini e infine alla famiglia degli Acquaviva che vi regnò fino al 1760, anno in cui la cittadina fu riannessa al regno di Napoli per restarvi fino all'unità d'Italia.
Atri conserva ancora oggi intatto tutto il suo splendore.
La Cattedrale di S. Maria Assunta eretta su una chiesa preesistente del IX secolo, a sua volta costruita su una cisterna romana (di cui sono ancora visibili alcune mura), è interamente costruita in pietra di Bisenti ed ha acquisito nel tempo un caratteristico colore tra l’oro e l’argento. La facciata tripartita, con un bellissimo portale del Maestro Rainaldo, vanta un imponente rosone sovrastato da una nicchia contenente una statua della Madonna con Bambino.
L'interno è ricco di reliquie preziose. Bellissimi anche il chiostro a due ordini (opera dei Cistercensi) ed il campanile di Antonio da Lodi che con i suoi 57 metri è il più alto d’Abruzzo. La volta del coro è coperta dagli affreschi di Andrea de Litio che in 101 pannelli ritrae 26 Storie della Vergine nel più importante ciclo pittorico rinascimentale d’Abruzzo
In una passeggiata nel centro storico meritano una visita anche la Chiesa di Santa Reparata, che ospita il grande e baldacchino ligneo realizzato da Carlo Riccione, allievo del Bernini, la chiesa di Sant’Agostino, oggi adibita ad auditorium pubblico, con uno splendido portale di Matteo da Napoli del 1420, il Palazzo Acquaviva del ‘300, con cortile e loggiato di ispirazione romanico-gotica, oggi sede comunale, fondato su una cisterna d’acqua d’età romana, e lo splendido teatro comunale ottocentesco. Le vie medievali del rione di Santo Spirito (Capo d'Atri), di Santa Maria e nella zona di Porta San Domenico, in alcuni tratti, permettono il passaggio di una sola persona per volta.
Il fascino del paesaggio di Atri è reso però inimitabile dalla presenza dei calanchi, formazioni carsiche comprese nella Riserva Naturale dei Calanchi di Atri.
L'Antico Porto di Atri
Di fronte alla costa di Pineto, a circa 1 km di distanza e a 11 metri di profondità, nell’area del Parco del Cerrano, ci sono le rovine del porto di Atri. Si tratta di resti di un molo a forma di "L", costruito nel 1251, su concessione di Papa Alessandro IV, di cui restano, ma sommersi, alcune opere murarie e manufatti. Il porto fu devastato nel 1447 da una potente flotta della Repubblica di Venezia, in guerra con Alfonso D'Aragona, per distruggere i porti dell’Adriatico. Nel 1481 il porto è elencato tra i possedimenti ereditati da Andrea Matteo III Acquaviva ma alla fine del secolo non rimaneva già molto.